La questione è: il tempo è un problema o un non problema? E’ un amico o un nemico? Le differenze temporali di età, quindi, sono un fattore traumatico nelle aziende ove convivano padri e figli?
Un fattore nascosto, che impedisce il passaggio generazionale nelle aziende, è dato dalla differenza di età tra padre e figlio. Chiaro che, la sola differenza non ne giustifica l’irrisolto problema. La criticità nasce dalla mancata applicazione di soluzioni atte a far convivere lo stesso tempo sia al padre che al figlio.
La velocità con la quale, un padre e un figlio sanino questa cruciale differenza, è uno dei segreti di un ottimo passaggio generazionale.
Lo “stare al passo con il tempo” è questione pertinente e centrale nella presente discussione.
Non è detto però che tale locuzione sia dedicata al solo genitore, ma siano gli stessi figli inconsapevolmente colpevoli di non vivere nel tempo giusto, creando così notevoli problemi comunicativi con chi invece è “centrato” e vive in totale armonia con il presente aziendale.
La scuola e l’università – soprattutto qui in Italia – sono anch’esse complici di questa insanabile diatriba temporale. Perché? Sono scollegati dal mondo del lavoro, dalle aziende dei territori circostanti ove svolgono la loro azione didattica e soprattutto non si sono mai interessate alla finalizzazione concreta di un ciclo di studi. UItimamente si sono affacciate a vedere cosa succede fuori dai loro confini, ma i passi compiuti sono purtroppo ancora lunghi e lenti.
Ma scuola e università, seppure siano state negli anni strumenti negativi di tale indicibile incomunicabilità familiare/aziendale, non possono essere sia, additate colpevolmente dello scollamento temporale, sia banali alibi dei figli manchevolmente non presenti nel loro tempo.
Un test che verifichi chi è presente e chi non lo è potrebbe essere sicuramente di ausilio intanto a decifrare chi dovrebbe rientrare nella giusta “corsia”.